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Delle manifestazioni rivendicatrici in Italia.

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Vedremo in questa rubrica di stampa alcune manifestazioni rivendicatrici in Italia e dunque quali sono i motivi del malcontento degli italiani. Queste manifestazioni sono apparse sul "Manifesto",  uno dei soli giornali italiani a parlare delle rivendicazioni degli italiani. Bisogna sapere che questo giornale non è politicamente neutro, difatti è l'organo di stampa del partito comunista, prende dunque delle posizioni di parte nei suoi articoli.

 

Delle manifestazioni rivendicatrici in Italia.




Cominciamo con il primo articolo"Un grande corteo antirazzista per salutare Mop e Modou ", pubblicato il 17 dicembre 2011.  Il 13 dicembre, due giovani di origine senegalese sono stati uccisi da una pallottola sparata da un razzista, per le vie di Firenze. Così, il 16 dicembre  2011, c'è stata nello stesso luogo, a Firenze, una grande manifestazione silenziosa dove più di 20000 persone si sono riunite per rendere omaggio a Mop e Modou. Tra i manifestanti si trovavano molti senegalesi, (comunità molto presente a Firenze ), circa 6000 in totale. Uno slogan era presente lungo tutta la manifestazione «  no al razzismo » . Certe personalità politiche erano anche presenti nel corteo. Il portavoce della comunità senegalese a Firenze, Diaw, ha ringraziato la città di Firenze per il suo sostegno, e la sua solidarietà. Ha chiesto peraltro, anche al governo italiano di implicarsi di più nella lotta contro il razzismo, e di punire più severamente il razzismo e la discriminazione razziale. D'altra parte, Diaw ha accusato apertamente la lega del nord che inciterebbe in modo molto forte all'odio razziale. Per finire, Firenze non è stata la sola città dove si sono svolte delle manifestazioni, anche Verona, Milano e Napoli hanno organizzato delle manifestazioni contro il razzismo, in memoria di Mop e Modou.



Il secondo articolo di cui parleremo, « Stangata sugli immigrati », è stato pubblicato il 3 gennaio 2012. 

 Ancora una volta è questione di persone di origine straniera. L'anno 2012 non comincia molto bene per gli immigrati in Italia. Sebbene Berlusconi e la lega non siano più al potere, le loro decisioni continuano a abbattersi sugli emigrati. Difatti, è stato deciso che tutti gli stranieri che chiedono un permesso di soggiorno dovranno pagare delle tasse comprese tra gli 80 e i 200 euro . Per l'avvocato Marco Paggi dell'Asgi, l'associazione di studi giuridici sull'immigrazione, questa nuova legge è una vera tassa sulla povertà. Per le persone che difendono la causa degli stranieri questa tassa renderà solamente più difficile la vita degli stranieri, soprattutto in questo periodo di crisi in cui è sempre più difficile trovare del lavoro, perché la disoccupazione  è molto presente. Questa misura non va veramente nel senso dell'integrazione e della lotta contro la discriminazione. Gli emigrati dovranno pagare 80 euro per un permesso di soggiorno di un anno e 3 mesi , e 200 euro per un permesso di soggiorno di lunga durata, questa somma viene ad aggiungersi ai 70 euro che gli emigrati devono versare già. Peraltro anche i giovani di più di 14 anni devono pagare questa tassa.

In definitiva l'Italia, come la Francia, sembra avanzare a marcia indietro in materia di integrazione degli immigrati, perché le misure prese dal governo fanno aggravare solamente la situazione già precaria degli stranieri.



Il terzo articolo di cui parleremo tratta un altro argomento. « Concertazione sul lavoro già sepolta », è uscito il 04 gennaio 2012.

  In Italia sembra veramente che il governo voglia indebolire il contro potere esercitato dai sindacati. Difatti nella relazione coi partner sociali, le cose sono molto differenti tra il governo attuale di Monti, e quello precedente di Berlusconi. Berlusconi  accettava di dialogare solo con due sindacati, Cisl ed Uil, e durante delle cene segrete. Ma Monti rifiuta questo modo di procedere.  Il presidente del consiglio, appoggiato dal ministro dello Sviluppo e da Elsa Fornero Corrado Passera, ministro della welfare, accetta di ricevere i sindacati , ma individualmente, rifiutando ogni dialogo collettivo. Anche se Monti  dice di ascoltare i sindacati, questi non possono contribuire assolutamente alla presa di decisione, il dialogo stabilito è dunque puramente strategico. La Segretaria generale della CGIL, Susanna Camusso, si è opposta a questo metodo su twitter :  secondo lei, rifiutare di ricevere collettivamente i partner sociali, è un modo di dividerli, di rendere le decisioni più lunghe e più difficili. Così i negoziati sono molto più difficili, e tutto ciò si fa a scapito dei cittadini che soffrono della crisi.

 

 Mathilde Chartier  TLV2  ES1

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